In presenza di Maria Sandra Mariani ex ostaggio dai membri del gruppo Polisario in Algeria, l’associazione Giovani Italo-Marocchini (GIM), ha proiettato sabato 16 maggio al Centro Congressi Veronafiere, a Verona un documentario/inchiesta di Hassan El Bouharrouti intitolato “Sahel e Sahara connection – traffico, droga e terrorismo”, che tratta i gruppi terroristici nello spazio sahelo-sahariano
Secondo la GIM, si tratta di “un incontro intenso e attuale per approfondire il legame tra terrorismo, traffico di droga e crisi umanitarie nel Sahel e nel Sahara, attraverso testimonianze dirette”. “La storia di una donna italiana, testimonianza di coraggio, mette in luce un’emergenza umanitaria che non può più essere ignorata” ha evidenziato l’organizzazione giovanile, molto attiva nell’interazione e il dialogo tra le culture in Italia
La proiezione è stata poi seguita da un appassionante dialogo diretto e dibattito, con l’ex-ostaggio italiana Sandra Maria Mariani e il regista belga-marocchino Hassan El Bouharrouti
Il documentario illustra con le testimonianze di esperti la cronistoria dell’instaurazione dei gruppi terroristici in Africa a partire dal periodo della guerra civile in Algeria degli anni 90, passando dalla caduta del regime libico di Gheddafi che ha registrato una propagazione delle armi in questa zona e la fusione di diversi gruppi terroristici. Inoltre riporta le testimonianze degli ostaggi rapiti da membri del gruppo Polisario e cita anche le deviazioni degli aiuti umanitari internazionali dallo stesso gruppo separatista con la complicità delle autorità algerine, come attestano i rapporti del Programma Alimentare Mondiale (PAM) e dell’Ufficio europeo di lotta antifrode (OLAF)
Il filmato evidenza l’implicazione del Polisario in atti terroristici e di rapimento di stranieri, come pure la penetrazione dell’ideologia terroristica fra i giovani dei campi di Tindouf, in Algeria, spinti dalla drammatica situazione nei questi luoghi insicuri
Intervenendo al dibattito dopo la proiezione, Bouharrouti ha sottolineato che il suo “documentario è un appello urgente all’azione volto a sensibilizzare sul pericolo che rappresentano i campi di Tindouf in Africa e la proliferazione dei gruppi terroristici e criminali” segnalando, che dal 1976 ad oggi, “gli abitanti di questi campi non sono stati mai identificati dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR), malgrado le pertinenti raccomandazioni dell’ONU e di conseguenza, il rifiuto categorico d’Algeri a tale operazione incoraggia anche le ruberie degli aiuti umanitari internazionali
La testimonianza di Maria Sandra Mariani, rapita dal 2 febbraio 2011 al 17 aprile 2012 da un gruppo terroristico legato ad al-Qaeda (AQMI, al-Qaeda nel Maghreb islamico) attivo in Algeria, è stata la più commovente sia fra quelle raccolte nel documentario, sia quella raccontata direttamente all’evento del GIM
Ricevuta con calorosi applausi davanti a una sala gremita, Mariani ha osservato: “Ho visitato la Giordania e tutto era andato bene”, ma “in Algeria” si è trovata faccia a faccia con il terrore “nelle mani del gruppo di Adnan Abou Walid saharawi”. All’evento del Palazzo dei Congressi, la fiorentina Mariani ha espresso rammarico del passaggio di guida del gruppo terroristico “dal padre al figlio
Infatti, Abu Al-Baraa Al-Sahrawi, noto anche con il nome di battaglia Abu Omar, figlio del terrorista Adnan Abu Walid Al-Sahrawi che aveva rapito Mariani, ora è a capo dell’organizzazione terroristica ISIS nella regione del Sahel, prendendo il posto del padre, ucciso dalle forze francesi in Mali nel 2021. È un prodotto dei campi algerini considerati vivaio fertile per le tendenze terroristiche che alimentano le guerre in Africa oggi. Si tratta di un prodotto con la DNA terroristica che passa automaticamente da padre a figlio. Un passaggio che è, ovviamente, imbarazzante per l’Algeria e per i sostenitori del gruppo Polisario in Italia
Da segnalare che contrariamente a quanto preteso che le attività del suddetto gruppo sarebbero una “causa politica”, i rapimenti di Sandra Mariani e Rossella Urru in Algeria, insieme ad altri rapimenti di stranieri nella regione del Sahel e in Mauritania, hanno rivelato che alcuni dei membri del polisario, delle sue reti ed eredi si sono trasformati in qualcosa di completamente diverso: il terrorismo. Il rapimento di stranieri è uno dei loro mezzi di propaganda e finanziamento
Oggi – secondo degli osservatori africani – la presenza di miliziani del gruppo Polisario nel cuore del conflitto di Sahel, al fianco di Abu Al Baraa al-Sahrawi e il maliano Iyad Ag Ghali, conferma chiaramente lo stretto legame tra separatismo e terrorismo
All’evento di GIM, la Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) ha lanciato appello al governo italiano: “Visto i suoi rapporti “amichevoli” con Algeri, con il gas in mezzo, alla Farnesina non basta dare sconsigli di evitare viaggi nei campi pericolosi ed insicuri a Tindouf. Ci vuole fare pressioni sull’Algeria per sradicare il terrorismo e smantellare questi campi






















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